giovedì 04/09/2025
ore 21.00 | Cecchi Point | Salone delle Arti | via A. Cecchi 17 | Torino
Il mio corpo è (come) un monte
biglietto popolare € 5.00
Collettivo EFFE
di Giulia Odetto
aiuto regia e drammaturgia Antonio Careddu
con Lidia Luciani, Daniele Giacometti, Giulia Odetto
ambientazione sonora Lorenzo Abattoir
disegno luci Daniele Giacometti e Elena Vastano
con il tutoraggio di Filippo Andreatta
Il mio corpo è come un monte è un lavoro che parte dall’espressione di un desiderio razionalmente irrealizzabile: voler essere una montagna. Attraverso l’uso di differenti tipologie di materiali visivi e sonori e alla loro giustapposizione agiamo sulla percezione del corpo umano per far sì che possa essere visto come una montagna e poi percepito come tale, non solo nella forma, ma anche nella sua essenza, invitando il pubblico ad abbandonare una fruizione logica per accedere a modalità di visione immaginifiche.
In scena, il corpo della performer è un medium in continua relazione con l’elemento roccia – costituito da una striscia di pietre – che ha funzione di sineddoche per la montagna. Il rapporto tra il corpo umano e la roccia si basa su continui tentativi di mimesi, fusione, adesione che non porteranno mai a una identificazione totale ma condurranno il pubblico in un viaggio ipnotico attraverso il movimento di questo irrealizzabile desiderio di corrispondenza. Il lavoro dell’operatore video e la camera in presa diretta indagano i dettagli fisici, isolandoli dal loro contesto per crearne uno nuovo e inatteso. Ossa, disarticolazioni, contrazioni, curve sono oggetto di una esplorazione emotiva – oltre che fisica – che genera faglie, fratture, frane come di rocce che si spaccano al sole. L’ambientazione sonora è principalmente composta da suoni – elaborati in diretta – creati a partire dall’elemento roccia manipolato dai performer in scena, accompagnando la performance con una composizione continua dall’effetto ipnotico. I punti di riferimento visivi sono messi in discussione assieme a quelli temporali: nel tempo chiuso della performance ci avviciniamo al ritmo della montagna, a tempi radicalmente altri, stranianti e vertiginosi. La visione non è un semplice processo fisiologico, il mondo che ci circonda non si riduce a quello che vediamo. La combinazione degli elementi visivi e di quelli sonori è un dispositivo di percezione che ha funzione di psicopompo: accompagna il pubblico in un abbandono sensoriale più che in una comprensione logica di ciò che accade proponendo l’accesso a un luogo percettivo immaginifico, frutto dell’organizzazione drammaturgica degli stimoli ricevuti. Essere una montagna, identificarsi in una parte del paesaggio è contemporaneamente un atto di autodeterminazione e di rinuncia personale, fuori da una visione antropocentrica.
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