Pro Event Calendar

WESTERN – Psicologia Film Festival

Cinema IX Psicologia Film Festival

Proiezione del film

WESTERN (2017)

Regia di Valeska Grisebach

Psicologia Film Festival nasce nell’autunno 2009, grazie alla collaborazione fra alcuni ragazzi del Collettivo e parte del personale della Biblioteca Federico Kiesow. L’intento del Psicologia Film Festival è duplice: da una parte stimolare un confronto sui temi affini alla psicologia, la filosofia, la sociologia e tutto ciò che riguarda la mente, dall’altra proporre film di valore cinematografico, ma poco diffusi fra il pubblico italiano.

Le proiezioni sono accompagnate da una presentazione e da un dibattito condotti da un docente, un esperto del tema. L’obbiettivo più generale è di creare un circuito di diffusione cinematografica alternativa. Nuovi luoghi d’incontro e di promozione culturale. La rassegna ha infine iniziato a dare negli ultimi due anni visibilità a giovani laureati e professionisti, che sono stati invitati a partecipare alla programmazione del festival, oltre che alla presentazione di alcuni titoli.

IL FILM

Un gruppo di muratori tedeschi inizia un lavoro duro in un sito remoto nella campagna bulgara. La terra straniera risveglia il senso di avventura degli uomini, ma il paese straniero li mette anche di fronte al pregiudizio e alla diffidenza a causa delle difficoltà linguistiche e delle differenze culturali. Il tutto si ridurrà ben presto ad una resa dei conti, quando gli uomini cominceranno a competere per il riconoscimento e il favore dei locali.


Ingresso libero

A CIAMBRA – Psicologia Film Festival

Cinema IX Psicologia Film Festival

Proiezione del film

A CIAMBRA (2017)

Regia di Jonas Carpignano

Il Film

Pio, 14 anni, vive nella piccolo comunità Rom denominata A Ciambra in Calabria. Beve, fuma ed è uno dei pochi che siano in relazione con tutte le realtà presenti in zona: gli italiani, gli africani e i suoi consanguinei Rom. Pio segue e ammira il fratello maggiore Cosimo e da lui apprende gli elementi basilari del furto. Quando Cosimo e il padre vengono arrestati tocca a Pio il ruolo del capofamiglia precoce che deve provvedere al sostentamento della numerosa famiglia.

Jonas Carpignano torna nei luoghi che avevano contrassegnato i suoi esordi e lo fa con la passione e la tenacia di chi conosce a fondo la materia che intende trattare. Se ne lascia attrarre conservando però sempre il controllo di un film che fonde una riflessione socio antropologica al desiderio di raccontare una fase di passaggio fondamentale per il suo protagonista. Nel suo sguardo si leggono domande esistenziali che la voce non sa esprimere. Dalla sua ritrosia e dai suoi imbarazzi emergono i segni di un’infanzia e di una preadolescenza che non hanno potuto essere tali a causa di una precoce immissione nel non facile mondo degli adulti. 

Osservato con uno sguardo lucido ed esterno, A Ciambra si presenta come un efficace e partecipe ritratto di un mondo che molti preferiscono non conoscere e disprezzare. Non è però possibile nascondere il dubbio che proprio a costoro, in un periodo particolarmente caldo nei confronti dell’immigrazione, offra occasione per un’ulteriore conferma dei propri assunti aprioristici e generalizzanti.


Ingresso libero

VITA NOVA – Psicologia Film Festival

Cinema IX Psicologia Film Festival

Proiezione del film

VITA NOVA (2016)

Regia di Danilo Monte e Laura D’Amore

Il Film

Laura e Danilo non riescono ad avere un figlio e decidono di intraprendere la strada della fecondazione assistita. Lui è un regista, lei è la sua produttrice e insegnante di Yoga e nei mesi che precedono il primo tentativo di PMA (Procreazione Medicale Assistita) sono spaesati e si rendono conto della complessità dell’esperienza che stanno per affrontare. Decidono allora di filmarsi per lasciare una traccia di quello che stanno vivendo, per elaborare e in futuro poter condividere, attraverso il cinema, questa esperienza intensa e inaspettata.

Qui inizia VITA NOVA, un film che parla del sogno di diventare genitori, del miracolo della vita come fatto assolutamente non scontato e della moderna condizione di coppia in cerca di un figlio. Laura e Danilo provano a capirne di più mettendosi in gioco in prima persona nella speranza che questo film possa diventare strumento di riflessione per loro e per chi lo vedrà.

È una non-storia d’amore tenera e disperata, piena di momenti divertenti e di lunghissime sezioni tragiche, ed è costruita in vignette separate da stacchi su nero come nei primi film di Haneke e con jump-cuts, con svariate telefonate che confermano il sospetto che tra i fili conduttori di questo Bellaria Film Festival, oltre al liscio e alla musica, vi sia la comunicazione dell’epoca del digitale, che sempre di più viene usata, mostrata, a volte in sottofondo, a volte come tema importante. Marito e moglie vanno al festival di Venezia, poi vanno in ospedale, stanno a casa, ballano Storia d’amore di Celentano, si danno un sacco di baci, si amano. E raccontano attraverso un cinema inteso come battaglia interna svariate cose: l’intimità, l’amore e soprattutto il dolore.

dibattito

Presenti i registi Danilo Monte e Laura D’Amore.
Aiuterà nel dibattito anche Alessandra Razzano psicologa-psicoterapeuta presso il centro di fisiopatologia della riproduzione e PMA del PO Sant’anna di Torino. Ha maturato esperienza nell’ambito dell’infertilità di coppia, della procreazione medicalmente assistita e della preservazione della fertilità.

 


Ingresso libero

organizzazione Associazione Sinestesia e Collettivo di Psicologia, con il patrocinio del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino e Biblioteca di Psicologia F. Kiesow e in collaborazione con il Trento Film Festival

Psicologia Film Festival – Ingresso gratuito

Cinema IX Psicologia Film Festival

Proiezione del film

USCIRAI SANO SANUS EGREDIERIS

Regia di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino

Il Film

In un piccolo paese del Mezzogiorno nasce una grande struttura in grado di produrre, nell’arco di decenni, una rivoluzione nella cura in riferimento alla malattia mentale.
Qui i pazienti ritenuti idonei usufruiscono del sistema open door: possono uscire e vivere il paese, generando una contaminazione unica tra il mondo interno dell’ospedale e quello esterno della comunità. Un ambiente complesso dove convivono solidarietà, paura, amicizia e solitudine.

Attraverso gli occhi del protagonista Angelo, questo film documentario racconta i cento anni dell’OP di Girifalco, ripercorrendone la storia, i progressi scientifici ma soprattutto le tante vicende umane dei pazienti che lo hanno abitato con le loro speranze.

Perché dietro quella frase c’è una promessa da mantenere: Uscirai Sano.

Presentano le registe Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino
Barbara Rosanò: ha studiato Comunicazione presso la Sapienza e lavorato in piccole produzioni pubblicitarie di Roma. Ritornata in Calabria dopo anni di lontananza, ha ricominciato a sognare di poter fare cinema, grazie all’associazione culturale Kinema, dal lei fondata. Uscirai Sano è il suo primo lavoro.
Valentina Pellegrino: Dopo aver completato gli studi in Scienze della Comunicazione a Roma ha iniziato il suo percorso nel mondo dell’audiovisivo e della televisione. Ha lavorato per La
Bastoggi docu&fiction, specializzandosi nel genere ‘docufiction’ collaborando con La7 e Rai. Dal 2014 al 2016 è autrice per diverse trasmissioni Rai, Sky e Mediaset. Oggi è autrice televisiva e collabora con RaiTre.


Ingresso libero

organizzazione Associazione Sinestesia e Collettivo di Psicologia, con il patrocinio del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino e Biblioteca di Psicologia F. Kiesow e in collaborazione con il Trento Film Festival

CINEMA IX Psicologia Film Festival

Cinema IX Psicologia Film Festival

Proiezione del film GULISTAN, Land of roses

di Zaynê Akyol  (2016)

Presenta Daniele Pepino

Il Film
La regista Zaynê Akyol si mette alla ricerca dei ricordi di Gulîstan, una sua cara amica, come lei emigrata in Canada, che si è unita al PKK ed è morta in combattimento nel 2000. Entra così in contatto con un gruppo di guerrigliere che vivono in un costante e impegnativo addestramento fisico e spirituale, pronte a difendere il territorio curdo dalla minaccia dell’ISIS. Le combattenti che si sono unite alle milizie del PKK hanno compiuto una scelta di vita estrema e senza ritorno, che le porta ad affrontare le difficoltà e i pericoli senza incertezze o paura. La loro missione non si limita alla difesa del territorio ma è diretta contro l’ordine capitalistico, colpevole di trasformare le persone in automi. Di fronte all’avanzata delle truppe di Daesh/ISIS saranno chiamate a scendere dalle alture dove vivono e a misurarsi con un territorio carico di insidie. Esse appartengono all’ala armata del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che è anche un movimento di guerriglia attivo. La missione di queste combattenti femminili? Difendere il territorio curdo in Iraq e Siria, e sconfiggere ISIS, incarnando un ideale rivoluzionario che promuove l’empowerment femminile.

La regista Zaynê Akyol segue la vita altamente regimentata, i combattenti come Rojen e Sozdar condividono apertamente con noi i loro pensieri e sogni più intimi. Anche mentre la lotta contro l’ISIS si intensifica in Medio Oriente, queste donne continuano con coraggio la loro battaglia contro la barbarie. Offrendo una finestra in questo mondo in gran parte sconosciuto, Gulīstan, Land of Roses espone il volto nascosto di questa guerra fortemente mediatizzata: il volto femminile femminista di un gruppo rivoluzionario unito da una visione comune di libertà.

Le guerre possono essere raccontate in molti modi, che si possono collocare nel ventaglio che va dal puro realismo obiettivo alla retorica soggettivistica. I soggetti di cui si narra possono essere molteplici: dai combattenti ai capi di stato, dai civili alle organizzazioni umanitarie. Quasi sempre però il vero protagonista resta lo stesso, ovvero il conflitto in sé e per sé. Gulîstan, Land of Roses è un eccezione che esce dagli schemi consueti, focalizzando la narrazione solo sui combattenti e ponendo il conflitto sullo sfondo.

La regista
Zaynê Akyol è una giovane regista di origini curde. È nata in Turchia e cresciuta in Quebec, dove ha studiato cinema. Ha girato il suo primo documentario, Isminaz, nel 2009, a cui ha fatto seguito Iki Bulut Arasinda (Under Two Skies), che ha vinto numerosi premi. Il suo ultimo documentario è Gulîstan, Land of Roses candidato al Canadian Screen Award come miglior documentario lungometraggio.


Ingresso libero

organizzazione Associazione Sinestesia e Collettivo di Psicologia, con il patrocinio del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino e Biblioteca di Psicologia F. Kiesow e in collaborazione con il Trento Film Festival

CINEMA VIII Psicologia Film Festival

Cinema VIII Psicologia Film Festival

Proiezione del film SPARROWS

di Rúnar Rúnarsson (Islanda, Danimarca e Croazia 2015, 99′)

Quando la madre decide di partire per una missione in Uganda con il nuovo compagno, il sedicenne Ari è costretto a trasferirsi da Reykjavik nel desolato e sperduto paese dove aveva vissuto da ragazzino. Qui ritrova il padre e la nonna, ma gli amici non lo riconoscono più e il padre passa le giornate gozzovigliando con gli amici. Nell’estate islandese, illuminata notte e giorno, Ari, dapprima perso e solitario, capisce che deve affrontare la vita: sopporterà con determinazione e coraggio momenti difficili e dolorosi, lo vedremo diventare adulto.

 


Ingresso libero

CINEMA VIII Psicologia Film Festival

VIII Psicologia Film Festival

Proiezione del film NE ME QUITTE PAS

di Niels van Koevorden, Sabine Lubbe Bakker (Paesei Bassi, Olanda 2013, 107′)

Con l’intento di promuovere il cinema indipendente e di stimolare il confronto su temi relativi alla psicologia, l’individuo, la società, l’antropologia e la filosofia della mente, prosegue il progetto del Psicologia Film Festival, giunto alla ottava edizione.
La rassegna sarà articolata in 8 film di fiction, 6 documentari, performance teatrali e altri eventi ancora, dall’autunno 2016 fino all’estate 2017.
Il Film “Ne me quitte pas” è un’ode tragicomica al fallimento. Ambientato in un villaggio ai margini del Belgio, Bob (fiammingo) e Marcel (Vallone) condividono la loro solitudine, il senso dell’umorismo e la voglia di alcol. Hanno convenuto che il suicidio è il modo migliore per uscire se dovesse andare male e hanno scelto il posto ideale per farlo: sotto l’albero della vita di Bob. Bob è un cowboy in pensione che ama la sua libertà e la foresta, mentre Marcel sta cercando di aggrapparsi alla famiglia che sta per perdere. Il tempo passa lentamente nella campagna vallona. Fortunatamente, c’è il legno da tagliare, la carta moschicida appiccicosa da appendere e ci sono i viaggi occasionali dal dentista. Il tempo rimanente viene ucciso con il bere. Nello stile diretto del cinema assistiamo ad un carnevale vallone, un incidente d’auto e un fallito tentativo di trovare il figlio di Bob. Nonostante tutto, i due uomini non indulgere in autocommiserazione. Si levano in piedi forti insieme, fino a quando Marcel decide di smettere di bere e Bob si rifiuta di unirsi a lui in riabilitazione.
Ne Me Quitte Pas è un dramma belga sulla vita sull’orlo della società in tutta la sua bellezza, la modestia e ironia. L’autenticità dei personaggi principali è doloroso e di confronto, ma divertente e assolutamente affascinante. E ‘una storia di mortalità in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.


Ingresso libero

CINEMA 8° Psicologia Film Festival

8° Psicologia Film Festival

Proiezione del film IL SUCCESSORE

di Mattia Epifani (2015)

Presenta Alberto Taverna

Con l’intento di promuovere il cinema indipendente e di stimolare il confronto su temi relativi alla psicologia, l’individuo, la società, l’antropologia e la filosofia della mente, prosegue il progetto del Psicologia Film Festival, giunto alla ottava edizione.
La rassegna sarà articolata in 8 film di fiction, 6 documentari, performance teatrali e altri eventi ancora, dall’autunno 2016 fino all’estate.
Il Film Vito Alfieri Fontana è un ingegnere ed ex proprietario della Tecnovar, azienda specializzata nella progettazione e vendita di mine antiuomo. In seguito a una profonda crisi esistenziale l’ingegner Fontana mette in discussione se stesso, il suo lavoro e i rapporti con la famiglia, in particolar modo con il padre, figura carismatica e ingombrante. Il peso della successione e delle responsabilità si scontrano così con l’intima esigenza di interrompere la produzione di mine antiuomo. Una domanda lo assilla: quante vittime avrà causato il lavoro della Tecnovar? La risposta a questa domanda assume per l’ingegner Fontana contorni inquietanti, ma è anche il punto di partenza di un viaggio esistenziale dall’Italia verso gli ex teatri di guerra della Bosnia Erzegovina dove ancora oggi squadre di sminatori sono attive nella bonifica dei terreni. Nel conflitto tra dovere e coscienza si muovono i passi di un uomo in cerca di riscatto, seppur consapevole che il bilancio tra bene e male non potrà mai più essere in attivo. Per molti anni Vito Alfieri Fontana è stato ciò che il mondo si aspettava da lui: un progettista preparato, un datore di lavoro rispettato, un industriale di successo. Il degno successore di un padre che aveva trasformato una piccola fabbrica di progettazione elettrica in un’azienda leader nella produzione di mine antiuomo, la Tecnovar. Ma quello che per l’ingegner Fontana sembrava un percorso già scritto subisce un cambiamento inaspettato. Al dovere della successione subentra e si contrappone l’esigenza etica di porre un freno alla produzione di mine. È l’inizio di una storia diversa, la storia di una scissione insanabile tra l’ingegner Fontana, progettista di mine, e Vito Alfieri, anima in cerca di redenzione. Nel suo viaggio oscuro, l’uomo diviso in due, prigioniero del conflitto tra dovere e coscienza, attraversa come uno spettro una Bosnia sfregiata dal dramma delle mine antiuomo, nella totale consapevolezza che il suo conflitto interiore rimarrà irrisolto.

Il regista Mattia Epifani è nato a Lecce nel 1985. Lavora dal 2004 come regista e operatore. Nel 2010 gira il documentario Rockman, finanziato da Apulia Film Commission e Regione Puglia, che si aggiudica premi in festival come: Immaginaria Film Festival; Visioni Fuori Raccordo; Sole Luna Film Festival. Nel 2013 gira e produce il corto-documentario Ubu R1e, ambientato nel carcere Borgo S.Nicola di Lecce e interpretato dai detenuti della sezione R1. Nel 2015 gira il documentario Il Successore prodotto da Apulia Film Commission e Fluid Produzioni. Il Successore è stato selezionato in alcuni tra i principali festival internazionali tra cui: IDFA; Slamdance Film Festival, Göteborg Film Festival e si è aggiudicato il Premio Cipputi al 33°Torino Film Festival. E’ socio della casa di produzione Muud Film e della compagnia di teatro-carcere Io Ci Provo.
Alberto Taverna Psicologo, psicoterapeuta, lavora come convenzionato dal 1987 presso i servizi di salute mentale delle due asl di Torino. Formazione sistemica si è da sempre occupato di riabilitazione psicosociale presso i CD, attualmente coordinatore del CD via bidone 26 (ASL TO1). In questo ambito ha lavorato con arte terapia e ha sviluppato uno specifico interesse all’uso delle immagini nel contesto di cura. In seguito a questo e all’incontro con Lucia Gobetti, allieva arte terapeuta della Scuola di lecco è nata una collaborazione che è sfociata nella realizzazione del Mandala per Sbrenica in occasione dei 20 anni della strage.


Ingresso libero

CINEMA VII Psicologia Film Festival

VII Psicologia Film Festival – CECCHI CINEMA

proiezione di CE QU’IL RESTE DE LA FOLIE

di Joris Lachaise (2014, 101′)  

 

Joris Lachaise ci porta a Thiaroye, in un sobborgo vicino a Dakar, per entrare in ospedale psichiatrico accompagnato dallo scrittore e regista Khady Sylla che sia stato ammesso diverse volte. Si incontra con il suo medico, i parenti dei pazienti e altre persone con cui discute il delicato tema dei metodi terapeutici e il loro legame con il colonialismo.

Il progetto è chiaramente ambiziosa, unisce la descrizione di un luogo con ritratti di persone segnate dalla sofferenza, fonde lo spettacolo di diversi tipi di cura (religiosa, tradizionale, moderna) con considerazioni riguardanti la molteplicità di tali cure con discussioni tra marabutti e medici moderni circa la possibile coesistenza di loro pratiche. Cosa resta di follia? Altro che resti magri: il caos, un tumulto di silenzio e diatribe, un mondo inquietante in cui ogni cosa deve ancora essere decifrata.


ingresso libero

CINEMA Psicologia Film Festival

Psicologia Film Festival – 7° edizione

proiezione di THE LOOK OF SILENCE

di Joshua Oppenheimer (2014)

Presentano Stella Brancato e David Barbaglia

Con l’intento di promuovere il cinema indipendente e di stimolare il confronto su temi relativi alla psicologia, l’individuo, la società, l’antropologia e la filosofia della mente, prosegue il progetto del Psicologia Film Festival, giunto alla settima edizione. La rassegna sarà articolata in 11 film di fiction, 5 documentari, performance teatrali e altri eventi ancora, dall’autunno 2015 fino all’estate.

Il Film In Indonesia, tra il 1965 e il 1966 il generale Suharto prende il potere e dà il via a una delle più sanguinose epurazioni della storia. Con la complicità e il supporto dell’esercito indonesiano, gruppi para-militari massacrano oltre un milione di persone, tra comunisti, minoranze etniche e oppositori politici. Nato nel 1968, Adi non ha mai conosciuto suo fratello, mutilato e ucciso barbaramente da alcuni membri del Komando Aksi nell’eccidio del Snake River. Il regista Joshua Oppenheimer, che già aveva rotto il silenzio sul genocidio indonesiano con il suo acclamato The Act of Killing, scioccando pubblico e critica di tutto il mondo, porta Adi a incontrare e confrontarsi con i responsabili di quell’atroce delitto, in un percorso che ha come obiettivo quello di tutti i grandi viaggi: la ricerca e l’affermazione della verità. Joshua Oppenheimer ha scelto di basare il suo documentario successivo sui medesimi fatti, cambiando solo la prospettiva e la struttura. I protagonisti non sono più i carnefici, ma un uomo, fratello di una vittima, che decide di andare personalmente alla ricerca del pentimento dei killer. A regnare nel film sono i silenzi che si stabiliscono tra i due interlocutori, chi chiede conto della tragedia e chi ne era responsabile; i secondi non parlano, si ammutoliscono, spesso non sanno che dire mentre il primo, immobile, attende anche un minimo segnale di pentimento.
The Look of Silence, sostituisce il dinamismo furioso di The Act of Killing con atmosfere rarefatte, la rabbia incredula con una rassegnazione disperata.

Il regista Joshua Oppenheimer Lincoln è un regista americano (classe 1974) che vive in Danimarca. E’ stato nominato agli Oscar ed ha vinto nel 2014 il MacArthur “Genius” Award. Il film d’esordio ha vinto un oro Hugo dal Chicago International Film Festival nel 1998. Dal 2004 al 2012, ha prodotto una serie di film in Indonesia. Nel 2012 ha presentato in anteprima The act of killing al Telluride Film Festival, con il quale ha vinto diversi premi tra cui European Film Award come miglior documentario, un Premio del Pubblico Panorama e un Premio della Giuria Ecumenica del Festival 63 ° Berlin International.


proiezione a ingresso libero

Evento organizzato da Associazione Sinestesia, il Collettivo di Psicologia e l’Associazione KLUG, in collaborazione con l’Associazione del Museo Nazionale del Cinema, Videocommunity, l’Hub Multiculturale Cecchi Point, con la partecipazione dell’Associazione Psychetius e della Cooperativa Co.Me
Info: cinema@cecchipoint.it